WhatsApp e minori

Quale sia la chat più usata in assoluto è superfluo chiederselo: ovviamente whatsApp! Però, sebbene di dominio comune, non bisogna dimenticare, che, ogni strumento per quanto utile, se usato male può creare problemi.

Il Tribunale di Caltanisetta è intervenuto per un caso in cui un minorenne, tramite whatshapp, molestava una compagna, tanto da provocare nella ragazzina, stati di ansia e paura costringendola a dovere cambiare le proprie abitudini di vita.

E’ inutile nascondersi la testa sotto la sabbia. Gli strumenti telematici hanno una diffusione tale che non possono essere fermati (se non bloccandoli a monte), ma siccome è tutelata anche la libertà di pensiero, di comunicazione delle proprie idee, come si fa a far in modo che questi diffusissimi strumenti non vengano utilizzati per creare danno ad altri, o se stessi?

A chi viene dato il ruolo di vigilare sui ragazzi e su come usano, il mondo internet, in primo luogo le chat? Ovviamente ai genitori!

Questo rientra nel compito di istruire ed educare i figli. Sono i genitori che devono fornire un’educazione adeguata di questi mezzi di comunicazione, e vigilare successivamente sul corretto utilizzo.

Lo scopo è duplice: tutelare il minore dall’essere vittima dell’abuso di internet e chat da parte di terzi, ma anche evitare che sia lo stesso minore a causare danni a terzi (ad esempio con invio di insulti, minacce, molestie) od a sé stesso (ad esempio facendosi foto, video compromettenti che invia ad amici che li fanno circolare).

Questo dovere di educazione e vigilanza dei genitori si deve svolgere nella nella limitazione sia quantitativa che qualitativa di questo potente mezzo di relazione, affinché venga usato in modo adeguato da parte dei minori.

E ricordate ragazzi: quello che viene diffuso su internet, sulle chat, lì rimane, prima o poi lo si ritrova.

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Studio legale Boscia mantenimento figli maggiorenni

Bamboccioni attenzione! Mantenimento figli maggiorenni.

Finite le vacanze è arrivato il momento di informarci sulle “decisioni” prese dalla Cassazione in questo periodo; non vorremmo perderci qualcosa di importante! 

Tempi duri per i figli maggiorenni.

Giá nel 2018, una sentenza di Tribunale aveva deciso la mancanza del diritto di rimanere a casa dei genitori del figlio 34 enne. 

La Cassazione che non riposa mai, con un’ordinanza di “ferragosto”   ha ulteriormente precisato i limiti entro cui il figlio maggiorenne “convivente” può continuare a ricevere il mantenimento dai genitori. 

È risaputo che i genitori sono tenuti a mantenere i figli minori ed i figli maggiorenni che continuano a studiare. 

Sempre più spesso (complice anche le maggiori difficoltà delle famiglie), mi viene chiesto cosa succede invece dopo il percorso di studi. La risposta non era immediata e facilissima, bisognava tenere in conto tutta una serie di circostanze, ma ora si può dire qualcosa più preciso.

La Cassazione ha stabilito che una volta terminato il percorso formativo scelto (scuola secondaria, Università, corso di formazione professionale…), il figlio maggiorenne debba adoperarsi per rendersi autonomo economicamente. Se questo potrebbe sembrare scontato, non lo è, tant’è che è dovuta intervenire la Corte di Cassazione per fare le dovute precisazioni. 

Cosa si intende con l’affermazione “rendersi autonomo economicamente”? Vuol dire che il figlio al termine del percorso di studi, è tenuto ad impegnarsi attivamente per trovare un’occupazione, tenendo conto delle opportunità reali offerte dal mercato del lavoro e, se è il caso, anche ridimensionando le proprie aspirazioni.

Il nostro l’ordinamento giuridico è fondato sull’auto responsabilità, la stessa che disciplina i doveri del soggetto maggiore d’età, pertanto il figlio maggiorenne non può ostinarsi e indugiare nell’attesa di reperire il lavoro reputato consono alle sue aspettative e non gli è consentito fare affidamento sul supposto obbligo dei suoi genitori di adattarsi a svolgere qualsiasi attività pur di sostentarlo ad oltranza nella realizzazione (talvolta velleitaria) di desideri ed ambizioni personali.

Invece è il figlio che, se il mercato del lavoro non gli consente una collocazione consona al proprio percorso di studi od alle proprie aspirazioni,  deve adattarsi a quanto il mercato del lavoro offre, anche diversamente da quanto ambito, anche ridimensionando le aspirazioni.

Figli avvisati…

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